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8 azioni per ridurre i cambiamenti climatici

Il cambiamento climatico è dovuto da un lato alle emissioni di carbonio (sotto forma di CO2) verso l’atmosfera e dall’altro alla riduzione della superficie boschiva che sarebbe in parte capace di assorbirla.

È fondamentale agire su entrambi i fronti e programmare una serie di interventi per tentare di ri-equilibrare il ciclo del carbonio evitando il continuo aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera.

Dal punto di vista delle emissioni i numeri parlano chiaro, la maggior parte di emissioni di Gas ad effetto serra (GHG) è dovuta alla produzione di energia (30%), è quindi necessario programmare una transizione energetica (efficienza energetica e produzione con fonti rinnovabili) con piani di sviluppo con visione sul lungo periodo.

Anche il settore agricolo e l’uso dei terreni contribuiscono all’emissione di gas climalteranti (18%), bisogna ridurre tale impatto andando ad agire sull’origine di queste emissioni (produzione di carne rossa di bovino in allevamenti estensivi) modificando in parte la nostra dieta alimentare.

Il settore dell’industria manifatturiera e delle costruzioni (che contribuiscono per il 16% circa) dovrà subire un drastico cambiamento massimizzando l’efficienza produttiva e riducendo la produzione a quanto realmente necessario.

Il settore dei trasporti (che contribuisce per il 15% circa) dovrà subire un profondo cambiamento, dovremo ridurre gli spostamenti quotidiani favorendo il più possibile lo smart working. Dovremo limitare se non eliminare i nostri spostamenti in aereo, incentivare invece la micro-mobilità elettrica mediante bici elettriche o sistemi di car-sharing.

La prima azione da compiere è semplicissima:

1 – Arrestare ogni processo di disboscamento e incentivare il rimboschimento

Le successive 4 azioni da compiere sono legate alla transizione energetica:

A parole sembra semplice, ma programmare una transizione energetica su scala mondiale richiede molto tempo, risorse e volontà, ciononostante bisogna cominciare, non possiamo continuare a perdere tempo!

2 – Efficientamento energetico dei processi volto a ridurre il fabbisogno di energia globale.

La transizione energetica deve prima di tutto passare per una riduzione dei consumi, non possiamo mantenere l’attuale fabbisogno energetico di circa 150.000 TWh/anno. Per rendere possibile una completa produzione da fonti rinnovabili è necessario prima di tutto ridurre la domanda di energia incrementando l’efficienza dei processi e tagliando i consumi superflui.

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Un aumento drastico dell’efficienza energetica porterà ad una altrettanto intensa riduzione dell’intensità energetica nei vari paesi. Un paese a bassa intensità energetica ha la capacità di creare ricchezza (o meglio ancora benessere) e con un ridotto consumo di energia.

Per fare un esempio, gli edifici (residenziali e adibiti al terziario) dovranno essere in grado di produrre l’energia di cui hanno bisogno sia per il controllo del clima e sia per il soddisfacimento delle necessità degli occupanti. Si parla quindi di nZEB (near zero energy building).

3 – Elettrificazione dei processi per avere un unico, semplice ed efficiente vettore energetico.

Il vettore elettrico permette di trasportare rapidamente ed efficacemente energia, per questa ragione è la chiave della nostra transizione energetica. La combustione per la produzione di energia termica potrà sempre essere utilizzata come fonte energetica secondaria o di backup. La mobilità elettrica rappresenta inoltre uno dei settori principali nel contesto dell’elettrificazione, i centri urbani hanno bisogno dell’inserimento massiccio di mezzi di trasporto a zero emissioni per ridurre almeno i preoccupanti valori di polveri sottili (PM10 e PM2.5), ossidi di azoto e gli inquinanti secondari come lo smog fotochimico, etc…

4 – Incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili.

Oltre alla riduzione del fabbisogno di energia è anche necessario produrla con fonti rinnovabili. Questo finalmente permette di abbattere le emissioni di CO2. C’è un ultimo problema da risolvere: la volatilità e intermittenza delle fonti rinnovabili. I pannelli fotovoltaici ad esempio producono energia in funzione della radiazione solare disponibile. Le turbine eoliche hanno una producibilità che dipende dalla velocità del vento, dalla sua direzione e verso. Gli impianti idroelettrici sono influenzati dall’intensità e distribuzione delle precipitazioni. Le fonti rinnovabili hanno come unico e grande difetto quello di dipendere dalle condizioni climatiche.

5 – Sviluppo di una rete che renda possibile un modello di società quasi esclusivamente alimentato da fonti rinnovabili.

Una grande rete di utenti capaci di produrre, accumulare e scambiarsi energia è la soluzione per superare la volatilità e intermittenza delle fonti rinnovabili. Tanto più è grande la rete che connette gli utenti e tanto più una regione con bassa disponibilità energetica (magari a causa della stagionalità) potrà farvi fronte ricevendo energia da regioni più fortunate dal punto di vista climatico. Supponiamo ad esempio che solo la città di Milano sia interconnessa, durante una settimana nuvolosa i pannelli solari non sarebbero in grado di produrre la quantità di energia sufficiente a soddisfare interamente la domanda e il ricorso alle risorse fossili sarebbe inevitabile. Qualora invece la città di Milano fosse connessa con tutte le altre città d’Italia è possibile immaginare uno scambio di energia che permetta di sopperire a questo deficit energetico evitando di ricorrere alle risorse fossili.

La transizione energetica dovrà passare inevitabilmente attraverso questi 4 passaggi fondamentali. Tuttavia la transizione energetica non è sufficiente, dobbiamo intervenire anche su altri settori.

6 – Rivoluzione alimentare puntando su alimenti che generano un basso impatto ambientale

Agricoltura e uso dei terreni sono due dei principali responsabili delle emissioni di gas climalteranti, gran parte delle emissioni deriva dalla produzione di carne (in particolare carne rossa di bovino). Dobbiamo quindi ridurre il consumo di carne a livello globale, la carne è un lusso che possiamo permetterci solo in piccole quantità.

La mobilità è un altro settore fondamentale:

7 – Rivoluzione della mobilità, dobbiamo spostarci di meno e in modo migliore

Siamo abituati a spostarci tanto, troppo visti i livelli di emissioni che generiamo. Lo smart working è fondamentale per ridurre gli spostamenti su base quotidiana, ma non basta! Anche gli spostamenti su lungo raggio (viaggi aerei) devono essere ridotti a quelli strettamente necessari, in altre parole dobbiamo ripensare al concetto di mobilità e ragionare sulla necessità di spostarci.

L’industria manifatturiera deve cambiare il proprio approccio produttivo:

8 – Economia circolare e riduzione dei consumi di materie

Non possiamo permetterci di continuare a produrre prodotti inutili o con la mentalità dell’usa e getta, dobbiamo progettare i prodotti in modo tale che durino il più a lungo possibile, che possano essere riparabili e che, una volta arrivati a fine vita, i materiali utilizzati possano essere quasi interamente riciclati o recuperati.

È necessario che la politica dia assoluta priorità alla pianificazione di questi processi e che vengano incentivate tutte le azioni volte a ridurre l’estrazione di materie prime. Dovranno essere penalizzate tutte le attività che vanno nella direzione opposta. Anche l’attuale modello economico deve cambiare, non possiamo pensare di continuare a crescere infinitamente avendo a disposizione risorse finite.

Non c’è via di uscita, il nostro futuro, ma soprattutto quello delle generazioni future, passa da qui. Non si sono scuse, abbiamo a disposizione tutta la tecnologia necessaria, serve solo mettere da parte i piani a breve termine e concentrarsi invece su piani a lungo termine per le generazioni future.

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