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Limite 7 – Consumo di suolo

Il consumo di suolo è un processo strettamente connesso al cambiamento climatico, alla perdita di biodiversità e all’alterazione dei cicli dell’azoto e del fosforo.

L’uso dei suoli è l’epilogo di una storia che spesso comincia con incendi dolosi e deforestazione, essi hanno un fortissimo impatto sul ciclo del carbonio (cambiamenti climatici) per due ragioni:

  • vengono rilasciate in breve tempo grandi quantità di carbonio accumulate nella biomassa vegetale nell’arco di millenni
  • si riduce la capacità delle foreste di prelevare il carbonio dall’atmosfera grazie al processo di fotosintesi

Le conseguenze sulla perdita di biodiversità sono ancora più evidenti, le tre grandi foreste tropicali del mondo (Amazzonia, Foresta del Borneo e Foresta del Congo) sono la più grande culla di biodiversità del nostro pianeta. Deforestazione significa distruzione del substrato necessario affinché questa biodiversità possa continuare ad esistere come la conosciamo oggi.

Ma quali sono le ragioni dell’aumento del consumo di suolo?

Il principale responsabile del consumo dei suoli è il settore agricolo.

Enormi terreni vengono adibiti al pascolo degli animali da allevamento estensivo “grazing”. Questa pratica agricola è cresciuta molto nell’arco del tempo e per via della crescente domanda di proteine di origine animale (carne rossa in particolar modo). Un’altra quota parte dei terreni è utilizzata per la produzione di cibo destinato sia al consumo umano e sia al consumo da parte degli animali allevati. Il termine “cropland” nasconde quindi al suo interno una buona parte di suolo destinata alla produzione di mangimi da destinare al consumo degli animali allevati per la produzione di uova, carne, carne, latte, etc… Il WWF stima che l’80% della produzione di soia sia destinata alla produzione di mangimi per animali [1].

Se si sommano i suoli utilizzati per il pascolo degli animali (grazing) con i suoli usati per la coltivazione di mangimi si ottiene una superficie pari a 77% della superficie complessiva utilizzata per l’intero segmento agricolo.

Gran parte dei terreni agricoli sono quindi adibiti alla produzione di derivati animali. Questo perché la conversione di biomassa vegetale in biomassa animale è estremamente inefficiente e genera una grande quantità di scarti. Infatti solo una piccola parte del mangime che viene assunto dagli animali si converte realmente in proteine animali.

La produzione di 1 kg di proteine sotto forma di carne rossa di bovino necessita di più di 26 kg di proteine di origine vegetale essendo l’efficienza del processo di conversione solamente del 3,8%. Sono invece molto più efficienti le conversioni degli altri derivati animali fino a raggiungere il 25% di efficienza per quanto riguarda le uova. Oltre che ad avere un’efficienza di conversione molto bassa, l’allevamento estensivo di bovini richiede anche molto spazio per il pascolo degli animali e questo spiega l’enorme consumo di suolo.

E’ chiaro quindi che per ridurre il nostro impatto sul consumo di suoli dobbiamo privilegiare una dieta ricca di proteine di origine vegetale riducendo al meno possibile il consumo di derivati animali e in particolar modo il consumo di carne rossa di bovino. La buona notizia è che ognuno di noi può fare qualcosa fin da subito per ridurre il consumo di suolo e la deforestazione!!

Le conseguenze dell’uso dei suoli sono strettamente interconnesse con la perdita di biodiversità e il cambiamento climatico.

Le foreste tropicali sono la base della vita di circa due terzi della biodiversità mondiale [2] nonostante coprano solamente circa il 10% della superficie del pianeta. Tra il 2010 e il 2015 il pianeta ha perso circa 32 milioni di ettari di foreste tropicali [3] con conseguente impatto sulla perdita di biodiversità. La biodiversità è alla base dei servizi ecosistemici che sono fondamentali per la nostra vita. Ad oggi non abbiamo ancora modelli matematico-statistici capaci di quantificare in modo preciso gli effetti della riduzione o perdita di biodiversità sui servizi ecosistemici [4]. Sappiamo tuttavia che la perdita di biodiversità impatta molto duramente sui servizi ecosistemici. L’impollinazione ad opera delle api è un tipico esempio di servizio ecosistemico indispensabile alla nostra esistenza, basta pensare che più del 75% delle varietà di colture alimentari (tra cui frutta e verdura) esistono grazie all’impollinazione. [3]

In conclusione siamo nel bel mezzo di un esperimento di biogeochimica su scala planetaria. La vera domanda non è se l’uso dei suoli porterà a gravi problemi agli ecosistemi ma:

Su quale scala di tempo le forzanti antropiche che stiamo mettendo in gioco saranno tali da compromettere irreversibilmente gli ecosistemi ci sostengono?

Bibliografia

[1] WWF – Soy

[2] PNAS – Global biodiversity loss from tropical deforestation

[3] IPBES – The global assessment report on BIODIVERSITY AND ECOSYSTEM SERVICES

[4] Nature – Biodiversity loss and its impact on humanity

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