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Economia circolare e riduzione dei consumi – Azione 8

Oggi l’economia ha un approccio lineare che comincia con l’estrazione delle materie prime e si conclude con la produzione rifiuti da smaltire. L’economia circolare al contrario recupera le “materie prime seconde” dai prodotti già utilizzati per minimizzare l’estrazione di nuove materie prime e la produzione di rifiuti non recuperabili. L’economia circolare è una soluzione per ridurre l’estrazione di nuove materie prime dal sottosuolo tuttavia è solo una parziale soluzione se vogliamo anche ridurre le emissioni di gas climalteranti. Anche i processi di riciclo e di recupero dei materiali richiedono energia che se non viene prodotta con fonti energetiche rinnovabili genera delle emissioni di anidride carbonica. Bisogna sempre prestare attenzione alle analisi di filiera per capire davvero il livello di sostenibilità di un prodotto a 360°. Possiamo quindi dire che in generale per ridurre le emissioni di gas climalteranti dobbiamo consumare di meno e meglio e produrre quanta più energia possibile da fonti rinnovabili.

L’economia oggi è il motore di ogni cosa, ogni decisione politica e ogni scelta sociale hanno come obiettivo ultimo la crescita economica ovvero l’aumento di un parametro chiamato PIL (o GDP). Oggi la nostra società si regge solo in virtù di un aumento del PIL. Il PIL però è un indicatore proporzionale ai consumi di servizi e prodotti, la crescita infinita del PIL è un paradigma di cui dobbiamo liberarci, perché:

  1. E’ impossibile che possa continuare indefinitamente la crescita di un indice proporzionale ai consumi di materie prime ed energia in un pianeta con risorse finite
  2. La crescita del PIL non è sinonimo di maggiore felicità o di un maggiore stato sociale
  3. La crescita del PIL porta al sovra-sfruttamento delle risorse che mette a disposizione il nostro pianeta e quindi a superare i nostri limiti operativi

Una società che si regge sulla crescita di un parametro proporzionale ai consumi di materie prime ed energia e sull’aumento del profitto nel breve termine è una società destinata (prima o poi) a collassare.

Inoltre il PIL è un parametro incapace di quantificare:

  • l’effetto negativo delle pressioni ambientali generate dai crescenti consumi ed emissioni. Una maggiore spesa per i consumi energetici porta ad un incremento del PIL nonostante maggiori consumi di energia significhi anche maggiori emissioni di gas serra.
  • il benessere sociale degli individui. Immaginiamo che in un contesto di paura sociale i cittadini investano molto denaro per l’acquisto di sistemi di sicurezza e sorveglianza domestica. Il PIL aumenta per via della spesa conteggiata come positiva, tuttavia i cittadini non vivono in una condizione di maggior benessere, anzi… [1]
  • l’uniformità di distribuzione delle risorse. Il PIL non è capace di investigare la società e percepire disuguaglianze sociali che vi sono all’interno. Lo dimostra il fatto che la crescita del PIL porta con se anche la crescita di un indice chiamato GINI. Il GINI quantifica l’equidistribuzione dei redditi, se l’indice è uguale a 0 significa che tutti gli individui possiedono lo stesso reddito, al contrario se l’indice è uguale a 1 significa che tutta la ricchezza è concentrata nelle mani di un solo individuo.

Alcuni economisti hanno introdotto degli indicatori del benessere sociale/ambientale molto più complessi del PIL come “Genuine Product Indicator” (GPI) e “Index of Sustainable Economic Welfare” (ISEW). Questi parametri quantificano in modo negativo sia le esternalità negative sull’ambiente sia le spese sociali che non portano al benessere degli individui.

Indici socio-economici di questo tipo sarebbero favorevoli sia da un punto di vista ambientale che sociale.

L’economia circolare sarebbe favorita, mentre fenomeni come l’obsolescenza programmata e la non riparabilità o riciclabilità dei prodotti verrebbero penalizzate. Da un punto di vista sociale permetterebbero di garantire a tutti le stesse risorse di base e i diritti umani per una vita dignitosa.

Un economia circolare è un nuovo paradigma che promuove:

  • Processi produttivi a minor consumo di risorse (energia e materie prime) che sfruttano, al posto delle materie prime, materiali di scarto di altri processi (le cosiddette materie prime seconde) [2]
  • Progettazione di beni e prodotti di qualità e duraturi nel tempo, molto spesso oggi si acquistano prodotti a bassissimo prezzo e di scarsa qualità che per la produzione, il trasporto e lo smaltimento hanno richiesto energia e materie prime. Tutti questi consumi non sono conteggiati nel basso prezzo di acquisto.
  • Progettazione di beni e prodotti facilmente riparabili in modo da rendere molto più conveniente la riparazione piuttosto che l’acquisto di un nuovo prodotto (al contrario di quello che succede oggi)
  • Progettazione di beni e prodotti facilmente riciclabili in modo da poter semplicemente separare i materiali per riciclarli

Queste sono le basi dell’economia circolare. Un’economia di questo tipo non favorisce la sovra-produzione di beni ma una produzione di prodotti di qualità, una maggiore attenzione al servizio clienti per la risoluzione dei problemi, per la riparazione e per il riciclo del prodotto.

Le aziende più virtuose non saranno più quelle che “vendono di più” ma quelle che dedicano più attenzione alla qualità, alla durabilità, alla riparabilità e alla percentuale di materie prime recuperate con il riciclo.

Deve cambiare il marketing dei prodotti, deve cambiare il modo di comunicare al consumatore, deve cambiare la parola consumatore! Tutti i giorni siamo spinti dalla pubblicità e dal marketing a pensare che l’acquisto dei prodotti abbia solo una conseguenza economica. Esistono anche delle altre conseguenze di cui dobbiamo essere consapevoli ma che oggi non vengono comunicate. Con un’analisi del ciclo di vita possiamo scoprire quanta energia, quante materie prime sono stati necessari per la produzione, il trasporto e lo smaltimento del prodotto. Capire questo significa essere consapevoli ed essere consapevoli, significa scegliere con cognizione di causa se continuare ad acquistare e consumare condizionati dalle mode e dal marketing oppure se puntare ad un approccio più sostenibile.

Prendiamo l’esempio di uno smartphone, oggi siamo portati a cambiare il nostro telefono anche se il vecchio modello è ancora perfettamente funzionante, spinti un po’ dalle nuove funzionalità, un po’ dall’usura del modello precedente. Tuttavia uno smartphone contiene circa 55 materiali preziosi e rari, ovvero:

  • indio e stagno dei display capacitivi [3]
  • terre rare come ittrio e disprosio per i colori del display [3]
  • litio e cobalto per le batterie [3]
  • nichel e silicio per il microprocessore [3]

Per la sola estrazione delle terre rare si adottano processi energivori, vengono prodotti rifiuti (talvolta radioattivi) e liberati in ambiente acidi (solforico e fluoridrico). [4]

Inoltre vengono rilasciate in ambiente delle emissioni di CO2 dovute all’intera filiera produttiva. Le emissioni di ciclo di vita per uno smartphone si aggirano intorno ai 60-80 kg di CO2eq.[5]

Questo discorso però vale in generale per tutti i prodotti che acquistiamo, non possiamo permetterci di acquistare e consumare beni non necessari. Dobbiamo cambiare la nostra mentalità e acquistare solo i prodotti necessari. I produttori dall’altro lato devono favorire il recupero dei materiali dai prodotti a fine vita piuttosto che l’estrazione di nuove materie prime dal sottosuolo.

Abbiamo davvero bisogno di consumare di più per essere felici?

Bibliografia

[1] Come si calcola il PIL?

[2] Wikipedia – Materie prime seconde

[3] Smartphone del 2018: quali sono i materiali usati per costruirlo

[4] Terre rare e inquinamento: chi paga il prezzo ambientale per la produzione di auto elettriche?

[5] Apple – Product Environmental Report

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