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Ambiente e sviluppo. Limiti alla crescita (40 anni dopo)

Nel 1972 un gruppo di ricercatori costruisce un modello per prevedere gli sviluppi futuri della nostra società. Il risultato è al contempo evidente e sconvolgente: “non è possibile una crescita MATERIALE infinita in un mondo con risorse finite”

A distanza di quasi 30 anni gli scienziati hanno confrontato i dati storici con quanto simulato dagli autori e ci è resi conto che:

  • il tasso di fecondità medio si é dimezzato dal 1950 ad oggi passando da 5 a 2,5 bambini per donna. Questo fatto è profondamente positivo dato che il fabbisogno di risorse non aumenterà (a causa dell’aumento demografico esponenziale) così drasticamente così come prospettato in alcuni scenari proposti nel rapporto del 1972.
  • il terzo limite è quello che molto più probabilmente raggiungeremo per primo. Abbiamo reso talmente efficiente la filiera di produzione alimentare e di estrazione dei combustibili fossili tanto da avere riserve ancora per molto tempo ma a discapito dell’inquinamento! L’inquinamento è infatti il risultato dello sfruttamento incontrollato di risorse.

La figura sopra mostra il confronto dei parametri simulati dal modello (linee tratteggiate) del 1972 con i risultati storici (linee piene). Si nota subito che gli andamenti dei dati reali seguono molto bene le curve simulate a riprova del fatto che il modello è stato capace di comprendere bene i trend di variazione dei parametri economici, demografici e ambientali. Ci sono delle differenze locali tra quanto simulato e quanto calcolato ma questo non va in conflitto con il concetto base del libro ovvero che prima o poi arriveremo a toccare i limiti planetari e la decrescita è inevitabile.

Non saranno (a livello medio globale) i limiti di risorse alimentari o di materie prime a causare un arresto della crescita, bensì l’inquinamento ambientale. Con inquinamento ambientale si intende:

  1. L’immissione in atmosfera di gas climalteranti, due su tutti l’anidride carbonica e il metano
  2. La dispersione di sostanze tossiche nelle varie componenti abiotiche (idrosfera, litosfera e atmosfera)

Cosa lega inquinamento ambientale e cambiamenti climatici?

La prima forma di inquinamento ha come effetto diretto l’aumento della temperatura globale. Un report speciale dell’IPCC individua come conseguenze secondarie del riscaldamento globale:

  1. Variazione nella distribuzione e nell’intensità delle precipitazioni
  2. Fusione dei ghiacci perenni
  3. Aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni estremi quali incendi, ondate di calore, uragani, alluvioni
  4. L’acidificazione degli oceani
  5. Riduzione delle terre emerse per via dell’innalzamento del livello dei mari

Quali saranno le conseguenze di questi cambiamenti delle componenti abiotiche del nostro pianeta?

La diversa distribuzione delle precipitazioni (fenomeni molto più intensi e sporadici) ha causato e continuerà a causare enormi danni all’agricoltura per la riduzione della qualità dei terreni. A pagare saranno prima di tutti i paesi che basano la loro economia sull’agricoltura e sulla pesca (ad esempio il Bangladesh).

La fusione della calotta polare artica e della Groenlandia sono già di per sé eventi catastrofici ma hanno come ulteriore effetto l’innalzamento del livello dei mari. Questo modificherà irreversibilmente la morfologia dei territori che oggi abitiamo.

L’aumento dell’intensità degli incendi ma in generale degli eventi climatici estremi (ad es alluvioni) è evidente. L’evento più sconvolgente e strettamente legato all’innalzamento della temperatura globale è l’incendio della taiga siberiana nei mesi di luglio e agosto 2019, in cui sono andati in fiamme 6 milioni di ettari di taiga Siberiana (una superficie poco più grande della Croazia).

L’acidificazione degli oceani è un fenomeno che causerà un’enorme perdita di biodiversità per via di:

  • Fenomeno di sbiancamento delle barriere coralline che portano alla morte dei coralli stessi. Non è solo il corallo a farne le spese ma a catena tutti gli ecosistemi marini che si basano su di esso; si stima infatti che le barriere coralline siano l’habitat di circa 1/4 delle specie marine al momento note.
  • Riduzione di concentrazione degli ioni carbonato, utilizzati da molluschi e crostacei per costruire il proprio guscio/scheletro calcareo.

Gli incendi, oltre che danneggiare la fauna e l’ecosistema locale eliminano le foreste, uno dei principali bacini di CO2 del pianeta; durante la combustione la CO2 accumulata nella biomassa viene riversata direttamente nell’aria. Ogni anno circa 450 miliardi di tonnellate di CO2 vengono prelevati dall’atmosfera dalle foreste grazie al fenomeno della fotosintesi. Ridurre la superficie terrestre coperta da foreste comporta la riduzione di un pozzo di CO2 e l’aumento delle emissioni in atmosfera.

Questi sono solo alcuni degli effetti che hanno le nostre azioni sul pianeta, sono tuttavia innumerevoli le interconnessioni tra i parametri fisici atmosferici, idrosferici e litosferici che sono alla base dell’equilibrio climatico del nostro pianeta.

Conosciamo molto bene il problema, tuttavia non siamo in grado di affrontarlo in modo concreto, perchè?

Gli autori sostengono che il nostro sistema socio-economico non sia in grado di fronteggiare in maniera adeguata questo fenomeno perché affrontare veramente il problema significa investire enormi risorse economiche oggi per avere un beneficio nei prossimi 20-30 anni. Ciò significa rinunciare a risorse economiche oggi per garantire maggiori possibilità alle generazioni future, in altre parole essere lungimiranti.

Sfortunatamente il sistema in cui viviamo non è progettato per prendere delle decisioni lungimiranti per due serie di ragioni:

  1. Il sistema capitalistico intrinsecamente fa prevalere il profitto nel breve termine piuttosto che azioni lungimiranti
  2. Scarsa informazione da parte dei media riguardo alle tematiche ambientali. L’approccio con cui si discute di questi temi, almeno in Italia, è sempre molto orientato al fatalismo e poco alla risoluzione del problema

Un primo esempio è ciò che sta accadendo in Brasile. Nel 2018 è stato eletto presidente Jair Bolsonaro, il suo programma politico andava in pieno contrasto con le politiche a difesa dell’ambiente portate avanti finora. [1] Durante la campagna elettorale ha sostenuto che “la protezione dei terreni è un ostacolo alla crescita economica” [2]. E’ vero, infatti è necessario scegliere se privilegiare la crescita economica oggi oppure preservare l’ambiente per le generazioni future. Nel 2018 il Brasile ha scelto democraticamente di privilegiare la propria crescita economica rispetto al benessere delle generazioni future. Oggi, davanti ad un incremento del 300% della deforestazione Amazzonica [3] (nell’arco di un anno) e agli incendi dolosi che la stanno devastando, stiamo ad osservare, consapevoli che ogni ettaro di foresta in meno significa destabilizzare un equilibrio climatico con conseguenze che pagheranno le generazioni future.

Un altro esempio è l’elezione di Donald Trump e le conseguenze che ciò ha avuto sull’accordo internazionali per il clima (COP21 di Parigi). Trump, durante tutta la campagna elettorale, ha sempre negato l’importanza dei cambiamenti climatici promettendo agli americani di eliminare tutti i vincoli ambientali per favorire la crescita economica e lo sfruttamento delle risorse fossili.

Gli americani, nonostante affermazioni di questo tipo, hanno eletto Trump come presidente e questo ha causato:

  • Ritiro di alcune delle misure di sicurezza durante i processi di estrazione dei combustibili fossili nei mari, queste misure vennero introdotte nel 2010 per ridurre il rischio di disastri ambientali come quello avvenuto nel Golfo del Messico dove 750 milioni di litri di combustibili fossili sono stati riversati in ambiente. [4]
  • Approvazione per la realizzazione di una linea di distribuzione di combustibili fossili dal Canada alla Costa del Golfo. In precedenza questa imponente infrastruttura era stata bloccata dall’EPA (Environmental Protection Agency).
  • Riduzione dei limiti di emissione di CO2 di impianti termoelettrici a carbone che erano stati imposti dall’amministrazione Obama mediante processi di CCS (Carbon Capture and Storage). Questo ha dato nuova linfa vitale alla produzione termoelettrica con impianti a carbone che, per via dell’anti-economicità dovuta ai limiti sulle emissioni, stavano fortunatamente diminuendo..
  • Archiviazione del caso di denuncia di 21 ragazzi che hanno querelato il governo federale per i cambiamenti climatici. [5]

Questi esempi mostrano come gli autori avevano pienamente ragione! Purtroppo l’attuale modello economico privilegia azioni volte al profitto sul breve periodo non considerando neanche l’ipotesi di una pianificazione per il benessere sul lungo periodo. Il PIL tutt’oggi viene considerato l’unico indicatore di benessere sociale e tutti i governi ambiscono alla sua crescita.

Tuttavia il PIL non è capace di quantificare molti aspetti sociali (altruismo, volontariato, tempo libero, qualità dell’istruzione, accesso a cure sanitarie pubbliche, equità sociale e di genere, etc…) ed ambientali (qualità delle componenti biotiche e abiotiche) che sono alla base della qualità della vita e del benessere sociale.

Bibliografia

[1] Programma politico Bolsonaro

[2] Decisioni politiche Bolsonaro

[3] Dati aumento deforestazione

[4] A running list of how President Trump is changing environmental policy

[5] 21 kids sued the government over climate change. A federal court dismissed the case

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