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Ambiente e sviluppo. Il primo rapporto sui limiti alla crescita.

Esistono dei limiti alla crescita? E’ la domanda a cui nel 1972 un team di ricercatori del MIT cerca di dare una risposta. Per farlo sviluppa un modello capace di delineare i possibili scenari futuri nel nostro pianeta. Erano gli anni del boom economico del secondo dopoguerra, l’idea arrivò da un Italiano, Aurelio Peccei, un economista curioso e con idee non-convezionali. Peccei si chiese se la crescita economica che la società stava mostrando insieme all’aumento della popolazione potessero continuare all’infinito senza impatti sociali o ambientali.

Aurelio Peccei incarica ad un gruppo di studiosi di dinamica dei sistemi del MIT lo sviluppo di un modello capace di simulare questa crescita per capire cosa sarebbe successo nei prossimi 50-100 anni. I risultati furono al contempo sconvolgenti ed evidenti e possono essere riassunti con “non è possibile una crescita MATERIALE infinita in un mondo con risorse finite”. In altre parole, “esistono dei limiti alla crescita MATERIALE!”. Le simulazioni vennero effettuate sui primi calcolatori che erano ancora in fase embrionale ma di cui si stava cominciando a comprendere le enormi potenzialità.

Il modello implementa una serie di anelli in retroazione positivi e negativi che quantificano la variazione di alcune grandezze fisiche su scala globale ovvero:

  1. Disponibilità di cibo
  2. Livello di inquinamento ambientale
  3. Disponibilità di risorse (terreni agricoli, combustibili fossili…)
  4. Popolazione globale
  5. Capitale industriale
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I risultati delle simulazioni mostrarono che esistono dei limiti alla crescita materiale della società. É intuitivo che ci debba essere un limite alla crescita della popolazione in quanto non é possibile mantenere un numero infinito di individui in un pianeta con disponibilità di risorse finite. Gli autori quindi hanno provato a delineare i possibili limiti del nostro pianeta con cui, prima o poi, dovremo fare i conti.

Il primo limite deriva dalle risorse alimentari che può mettere a disposizione il pianeta. Gli autori stimano una superficie coltivabile di circa 3,2 miliardi di ettari, sapendo che sono circa 0,4 ettari (ai valori di produttività dell’epoca) per sfamare adeguatamente un individuo, il limite di popolazione che il nostro pianeta può sostenere si può calcolare agevolmente. Sicuramente i livelli di producibilità di cibo (per superficie coltivata) sono aumentati anche di 3/4 volte ma il limite viene solo spostato, mai eliminato.

Un secondo limite è dato dalle risorse che mette a disposizione il pianeta al fine di soddisfare il nostro stile di vita. Ne é un esempio il gas naturale necessario per la produzione di energia da fonte termoelettrica; al crescere della popolazione cresce il fabbisogno di energia e quindi il consumo di gas fino ad esaurimento delle scorte disponibili.

Un terzo limite è dato dall’inquinamento, le componenti abiotiche quali atmosfera, idrosfera e litosfera hanno limitate capacità di accumulo di sostanze inquinanti. Un aumento dei livelli di inquinamento ha conseguenze sulla vita di tutti i giorni, articoli scientifici mostrano che respirare aria con alti livelli di sostanze quali prodotti di combustione di motori diesel, fonderie, impianti a carbone accresce la probabilità di sviluppare forme tumorali.

Gli autori propongono un’unica soluzione per evitare l’overshoot, la pianificazione organizzata di politiche di controllo delle nascite in sinergia con lo sfruttamento di risorse energetiche rinnovabili e l’implementazione di modelli economici circolari che minimizzino l’estrazione di nuove risorse, l’inquinamento e la produzione di scarti/rifiuti. Le ipotesi che vengono proposte per mantenere un equilibrio tra il nostro stile di vita e le risorse del pianeta sono le seguenti:

  1. L’intera popolazione mondiale abbia accesso alla possibilità di effettuare un controllo delle nascite
  2. Una media di due figli per famiglia su scala globale
  3. Il mantenimento di un livello di capitale industriale per individuo che sia paragonabile a quello del 1975
  4. Produzione energetica da fonti rinnovabili per ridurre i livelli di inquinamento

Trattandosi di un modello a parametri concentrati, gli autori considerano che non vi siano diversità e che quindi ogni individuo del pianeta abbia le stesse possibilità e le stesse risorse. Tale ipotesi del modello è utopistica siccome la società purtroppo presenta delle disuguaglianze che non fanno altro che aumentare le tensioni nel tessuto sociale.

Questo non compromette la validità del modello ma fa sì che, anche qualora si raggiungesse un equilibrio, si manterrebbero insostenibili disparità tra gli individui.

In caso contrario, qualora la popolazione continuasse a crescere in maniera esponenziale, si raggiungerebbe entro il 2100, uno dei suddetti limiti con risvolti sociali/ambientali difficili da immaginare. A distanza di qualche decennio i risultati di queste simulazioni sono stati confrontati con i dati reali e…

Bibliografia

Limits to Growth – Testo integrale in inglese

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