Lifergy.net

I 9 limiti planetari

Esistono dei limiti planetari dovuti alla finitezza del nostro pianeta, nel 2009 Johan Rockström [1] e alcuni colleghi definiscono una serie di limiti in cui il genere umano può muoversi senza causare problemi all’ambiente e agli ecosistemi da cui dipende.

Tali limiti planetari sono stati individuati attraverso 9 soglie di sicurezza che sono:

1) Cambiamento climatico, è stato definito mediante due soglie di sicurezza, la concentrazione di CO2 (350 ppm) e il carico radiativo addizionale rispetto all’era pre-industriale (1 W/m2). Il riscaldamento globale è uno dei limiti planetari più evidenti e verificabili con le misurazioni. Entrambi questi limiti sono già stati superati infatti abbiamo già raggiunto i 410 ppm e i circa 1,97 W/m2 di forza radiativa addizionale [2] sulla superficie del pianeta terra. Le prime conseguenza del surriscaldamento globale sono l’innalzamento delle temperature medie e la crescita del livello medio dei mari con conseguente inabitabilità di intere regioni del pianeta.

2) Perdita di biodiversità, il limite di sicurezza è stato imposto uguale al circa 10 specie estinte ogni milione di anni, circa 10 volte il livello di estinzione di fondo. Abbiamo più che superato questo limite, al momento stiamo estinguendo specie animali ad un tasso di circa 100-1000 volte il livello di fondo. Questi numeri spaventosi ha portato gli studiosi a concludere che siamo nel mezzo della sesta estinzione di massa [3]. Questo è, tra i limiti planetari, quello che abbiamo superato in modo più evidente e pericoloso.

3) Alterazione del ciclo dell’azoto. Gli studiosi hanno imposto come limite di rimozione di azoto dall’atmosfera 35 milioni di tonnellate di azoto all’anno e (il 25% in più rispetto al flusso dovuto al naturale ciclo dell’azoto). Anche in questo caso abbiamo superato di molto il limite raggiungendo un prelievo di azoto reattivo di circa 120 milioni di tonnellate ogni anno che vengono poi riversati nei fiumi e nelle zone costiere.

4) Alterazione del ciclo del fosforo. Gli studiosi hanno imposto come limite di immissione di fosforo nei mari di 11 milioni di tonnellate di azoto all’anno (circa 10 volte il flusso dovuto al naturale ciclo dell’fosforo). Una quantità tale può essere sufficiente a causare eventi di anossia marina (con conseguente rapida estinzione di specie marine). In questo caso siamo molto prossimi al limite, stiamo infatti riversando nel mare circa 8,5-9,5 milioni di tonnellate di fosforo ogni anno (circa 9 volte il livello di fondo).

5) Acidificazione degli oceani. Questo fenomeno è dovuto all’aumento di dissoluzione di CO2 nei mari per diffusione a causa della maggiore concentrazione in atmosfera. Gli oceani, assorbendo CO2 riducono l’aumento di concentrazione di CO2 in atmosfera (a quindi evitano in parte un ulteriore riscaldamento globale) ma a caro prezzo… Il prezzo è l’acidificazione delle acque che ha conseguenze sugli ecosistemi marini, ad esempio lo sbiancamento (morte) delle barriere coralline che sono l’habitat di circa un quarto delle specie marine conosciute. A farne le spese sono anche crostacei e molluschi che non riescono più a costruire i propri gusci calcarei per via della riduzione di concentrazione degli ioni carbonato. [4] Siamo prossimi anche al limite inferiore di concentrazione media di aragonite superficiale negli oceani di 2,75. Basta infatti pensare che questo indice è sceso da 3,44 dell’era pre-industriale a 2,90 (nel 2009).

6) Consumo di acqua. Gli autori hanno considerato un limite di consumo d’acqua di circa 4000 km3/anno, non siamo ancora arrivati a questa soglia. Tuttavia le proiezioni di incremento demografico e di aumento dei consumi ci porteranno rapidamente al sovra-sfruttamento anche di questa risorsa.

7) Conversione dell’uso dei suoli. Gli autori hanno considerato un limite di superficie di terreno sfruttabile di circa il 15% della superficie terrestre utilizzabile, anche in questo caso siamo solo prossimi al limite visti i trend di crescita dello sfruttamento dei terreni per agricoltura o allevamenti estensivi di bestiame.

Gli ultimi due limiti riguardano l’inquinamento chimico per rilascio di sostanze persistenti e non biodegradabili (plastica, metalli pesanti, scorie nucleari, etc…) e l’immissione di composti dannosi per le vie respiratorie (particolato PM10 e PM2,5, ossidi di azoto, ossidi di zolfo e produzione di smog fotochimico). Gli autori non hanno (ancora) definito una soglia di pericolosità per mancanza di dati scientifici necessari a calcolarle, tuttavia la paura è che possiamo superarle ancora prima che vengano definite.

E’ importante sottolineare che tutti questi effetti delle azioni umane sul pianeta sono profondamente interconnessi l’uno dall’altro. Non possiamo parlare di cambiamento climatico senza citare l’acidificazione degli oceani che inevitabilmente è causa di parte dell’estinzione di massa a cui stiamo assistendo.

Il superamento di ciascuno di questi limiti operativi ha delle conseguenze che paghiamo già da oggi ma che pagheranno ancor di più le generazioni future.

Bibliografia

[1] Johan Rockström et al. – A safe operating space for humanity

[2] NASA Publication Abstracts – Smith et al. 2020

[3] Che cos’è la sesta estinzione di massa (e perché dovrebbe preoccuparci)

[4] La chimica dell’acidificazione degli oceani

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *