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UNEP Report – Fare pace con la natura

La scienza avverte ormai da decenni la politica e la comunità sui danni ambientali che stiamo creando e sulle possibili conseguenze che questi danni avranno specialmente sulle generazioni future. Il report del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) “Fare pace con la natura” evidenzia tutti i rischi ambientali che la nostra specie sta generando e fornisce consigli su come affrontarli su scala globale.

Il segretario generale delle nazioni unite Antonio Guterres (supportato dalla migliore scienza disponibile) avverte che abbiamo iniziato una guerra senza senso e suicida contro la natura. A fare le spese di questa guerra sono per prime le comunità più deboli e più esposte all’erosione ambientale e ai cambiamenti climatici ma, prima o poi, saremo tutti coinvolti.

I messaggi chiave del report sono:

  • I cambiamenti ambientali causano danni economici e milioni di morti premature. Serve un grande lavoro per ridurre le disuguaglianze sociali e implementare uno sviluppo SOSTENIBILE
  • Il prossimo decennio sarà cruciale in relazione al cambiamento climatico, dobbiamo ridurre al 2030 le emissioni di gas climalteranti del 45% rispetto al 2010 e raggiungere emissioni nette nulle al 2050
  • L’emergenza ambientale e il benessere umano devono essere conciliati con il concetto di sostenibilità
  • I sistemi economico, finanziari e produttivi devono essere ri-orientati alla sostenibilità. DOBBIAMO CONSIDERARE IL CAPITALE NATURALE nei processi decisionali eliminando sussidi dannosi e investendo nella transizione ecologica
  • Una governance policentrica è la chiave per consentire alle persone di esprimersi e agire in modo ambientale responsabilmente senza indebite difficoltà o abnegazione

Il report si suddivide in 2 parti, prima vengono descritti i pericoli che stiamo correndo a causa del nostro approccio predatorio verso la natura e le risorse e successivamente si mostra come solo una modifica del nostro comportamento e delle nostre abitudini possa garantire un futuro sostenibile per le generazioni future.

Trasformare così profondamente l’ambiente in cui noi stessi viviamo mette in pericolo il nostro benessere

L’attuale modello di sviluppo (basato sulla crescita del PIL) sta degradando le risorse naturali finite che ci mette a disposizione il nostro pianeta. Il benessere umano è indissolubilmente connesso alle risorse limitate del pianeta e ai servizi ecosistemici che esso ci offre “gratuitamente”.

Nonostante ciò, il modello economico attuale non ha come obiettivo quello di preservare queste risorse in quanto date per scontate, i servizi ecosistemici sono trascurati e non possiedono un equivalente valore di mercato. Per questa ragione, negli ultimi 50 anni le economie mondiali sono cresciute di cinque volte, ma lo sfruttamento delle risorse naturali è triplicato.

Siamo ben lontani dalla strada giusta per adempiere agli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015. Con le attuali politiche raggiungeremo gli 1.5°C di aumento termico già al 2040 e ben 3.0°C al 2100.

Credit: Our world in data – Current climate policies will reduce emissions, but not quickly enough to reach international targets

Il cambiamento climatico, insieme ad altri processi di degrado ambientale come la perdita di biodiversità, l’alterazione dei cicli naturali di azoto e fosforo, l’inquinamento ambientale minacciano il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. Una maggiore instabilità climatica è legata alla frequenza e all’intensità di eventi climatici estremi che colpiranno più duramente le popolazioni più fragili ed esposte minaccia molti degli obiettivi dell’agenda. La perdita di biodiversità negli ecosistemi marini impatterà sulle popolazioni che vivono di pesca di sussistenza.

Credit: Azote Images for Stockholm Resilience Centre, Stockholm University

Trasformare il nostro approccio alla natura è la chiave per un futuro sostenibile

La pandemia di Covid-19 ci ha fatto capire come da un giorno all’altro sia possibile cambiare tutto, cambiare le nostre abitudini di vita. Tuttavia la pandemia ci ha costretto ad un cambiamento di emergenza, non programmato ed è proprio l’assenza di una pianificazione del cambiamento che ha causato i disordini e il caos a cui ogni giorno assistiamo.

La crisi ambientale (tra cui vi è anche la crisi climatica) è una crisi più lenta, di cui è difficile accorgersi ma non per questo meno grave, la scienza avverte la politica costantemente sui rischi ambientali che stiamo correndo. Nel 2019 un monito di oltre 11.000 scienziati pubblicato su BioScience avverte, di nuovo, sui rischi che stiamo correndo per via del riscaldamento globale.

Un articolo firmato da 11.000 ricercatori in cui si dice chiaramente:

Scientists have a moral obligation to clearly warn humanity of any catastrophic threat and to “tell it like it is.”.

Noi scienziati abbiamo l’obbligo morale di avvertire l’umanità riguardo ad ogni possibile minaccia catastrofica e di “raccontare la verità”

avrebbe dovuto rimanere sulla prima pagina di tutti i giornali per settimane o mesi, avrebbe dovuto essere oggetto di dibattiti e di discussioni approfondite per capire come prepararci, come pianificare azioni sociali ed economiche di mitigazione e adattamento al cambiamento climatico già in atto e per cui non esiste vaccino. Avrebbe dovuto allarmare economisti, politici, sociologi, filosofi riguardo al modello di sviluppo che stiamo seguendo e di come questo stesso modello, dati alla mano, sta erodendo le risorse per le generazioni future e impedirà loro di vivere un pianeta accogliente e ospitale come quello che abbiamo trovato noi. Così non è stato… Neanche parole così dure sono riuscite ad attirare l’attenzione dei media, incapaci di cogliere l’importanza e la decisività di un annuncio di questa portata.

Il report UNEP “fare pace con la natura” individua alcuni cambiamenti necessari per trasformare il nostro rapporto con la natura:

  1. Paradigma e visione di benessere. Dobbiamo cambiare il paradigma di benessere, scardinare l’approccio consumistico e diffondere invece un messaggio di benessere non-materiale ma basato su un rapporto sano con la natura
  2. Consumi, popolazione e rifiuti. Dobbiamo ridurre i nostri bisogni materiali e i nostri consumi pro-capite (esattamente l’opposto al concetto di crescita economica e del PIL). In alcune regioni del mondo è necessario che venga ridotta la crescita della popolazione favorendo l’istruzione e garantendo una maggiore indipendenza della donna.
  3. Disuguaglianze. Dobbiamo intraprendere azioni sistemiche di riduzione delle disuguaglianze di ogni tipo.
  4. Educazione ambientale. Diffondere l’educazione ambientale è necessario per comprendere che ogni azione ha un impatto (esternalità) diffuso o localizzato sul pianeta, sulle popolazioni più esposte e sulle generazioni future.

Non possiamo aspettare, abbiamo bisogno di azioni decise e coraggiose per “fare pace con la natura”, la strada è difficilissima da seguire, piena di ostacoli. C’è bisogno che tutti i saperi (filosofia, sociologia, antropologia, fisica, ingegneria, legge, etc…) collaborino insieme per sviluppare un nuovo modello di benessere sostenibile. Parliamone!

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