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Limite 1 – Riscaldamento globale

Il riscaldamento globale è la prima conseguenza delle attività umane sul pianeta, è causato dallo squilibrio del ciclo del carbonio e dall’aumento della concentrazione di CO2 (e altri gas climalteranti) in atmosfera.

Il riscaldamento globale (noto anche come cambiamento climatico) è un fenomeno studiato da molti anni, l’IPCC (fondato nel 1988) è l’ente di riferimento che mediante modelli climatici delinea la situazione climatica terrestre e prevede scenari climatici futuri in funzione dei profili di emissione antropici chiamati RCP (Representative Concentration Patways).

L’IPCC definisce principalmente due scenari di emissioni:

  1. RCP 2,6: Scenario (ottimistico) in cui le scelte e le azioni umane portano ad una consistente riduzione delle emissioni di gas serra al 2100
  2. RCP 8,5: Scenario in cui le scelte e le azioni umane portano ad una continua crescita delle emissioni al 2100 (seguendo l’attuale trend di crescita mondiale)

Seguendo il report tecnico dell’IPCC, [1] possiamo differenziare le conseguenze del cambiamento climatico (riscaldamento globale) a seconda delle fasce climatiche che possiamo dividere in:

  • Aree di alta montagna
  • Aree polari
  • Aree costiere

Aree di alta montagna

I ghiacciai, il permafrost e le masse nevose stanno fondendo progressivamente per via dell’innalzamento termico medio globale. Il tempo di permanenza della neve (specialmente alle basse quote) sta diminuendo di circa 5 giorni per decade.

Questo altera la frequenza e l’intensità di eventi di natura catastrofica che impattano sulla popolazione circostante.

L’alterazione dello scioglimento dei ghiacciai e delle masse nevose porta ad una modifica della portata stagionale dei corsi d’acqua e una modifica di dimensione dei bacini. Questo di riflesso compromette gli ecosistemi di montagna con conseguente perdita di biodiversità. Ma non solo! Una discontinua disponibilità d’acqua affidata solo alla precipitazioni (per via della riduzione o della mancanza di ghiacci) porterebbe a problemi sociali enormi soprattutto nelle regioni del mondo più popolose. Basta pensare ai ghiacciai dell’Himalaya che sono una sorgente d’acqua per molti dei fiumi più grandi del mondo come Gange, Indo, Giallo, Mekong e Irrawaddy. Questi fiumi sono fondamentali per lo svolgimento delle attività agricole, economiche e di produzione di energia idroelettrica di paesi popolosi come India, Bangladesh e Pakistan. Gli studi mostrano che:

  • un riscaldamento globale di soli 1,5°C (rispetto all’era pre-industriale) sarebbe sufficiente a ridurre di 1/3 la quantità di ghiacci al 2100
  • un riscaldamento globale di 2,0°C (rispetto all’era pre-industriale) sarebbe sufficiente a dimezzare la quantità di ghiacci al 2100

Il turismo degli sport di montagna come lo sci alpino verrà fortemente impattato dal riscaldamento globale con importanti conseguenze economiche e sociali.

Le previsioni dell’IPCC dicono che:

  • Rispetto al periodo 1986-2005 la profondità del manto nevoso diminuirà del 10-40% nel periodo 2031-2050 a prescindere dalle azioni che intraprenderemo
  • Rispetto al periodo 1986-2005 la profondità del manto nevoso diminuirà del 10-40% nel periodo 2081-2100 qualora decidessimo di intraprendere il percorso di sviluppo ambizioso (RCP 2.6)
  • Rispetto al periodo 1986-2005 la profondità del manto nevoso diminuirà del 50-90% nel periodo 2081-2100 qualora decidessimo di continuare l’attuale trend di crescita delle emissioni (RCP 8.5)
  • Tra il 2015 e il 2100 perderemo tra il 22 e il 44% dei ghiacciai qualora decidessimo di intraprendere il percorso di sviluppo ambizioso (RCP 2.6)
  • Tra il 2015 e il 2100 perderemo tra il 37 e il 57% dei ghiacciai qualora decidessimo di continuare l’attuale trend di crescita delle emissioni (RCP 8.5)

Aree polari

Le campagne di misurazione hanno mostrato che nel corso degli ultimi due decenni, nelle regioni polari l’aumento di temperatura è stato più che doppio rispetto alla media globale.

Gli ecosistemi sono compromessi in parte dalla progressiva acidificazione degli oceani polari in parte dalla riduzione della massa di ghiaccio e dalla diversa stratificazione degli oceani.

La riduzione della massa di ghiaccio stimata dagli attuali modelli climatici dipende dai profili di emissioni che continueremo a seguire:

  • Tra il 2015 e il 2100 perderemo il 16 ± 7% dei ghiacci polari qualora decidessimo di intraprendere il percorso di sviluppo ambizioso (RCP 2.6)
  • Tra il 2015 e il 2100 perderemo il 33 ± 11% dei ghiacci polari qualora decidessimo di continuare l’attuale trend di crescita delle emissioni (RCP 8.5)

Aree costiere e oceani

L’innalzamento del livello dei mari la conseguenza che impatterà maggiormente le aree costiere. Attualmente il livello medio dei mari cresce di circa 3.6 mm all’anno per via dell’effetto combinato di scioglimento dei ghiacci (Groenlandia e Polo sud) ed espansione termica.

IPCC AR5 – Global mean sea level rise

Uno studio pubblicato su Nature [2] ha quantificato in 150 milioni le persone che nel 2050 vivranno in zone di pericolo costante di allagamento. L’ulteriore innalzamento del livello del mare potrebbe arrivare (al 2100) a mettere in pericolo aree densamente popolate come Bangladesh, Vietnam e Thailandia.

Questo porterà alla necessità di intraprendere azioni di mitigazione per contrastare questo fenomeno. In alcuni casi, la situazione potrebbe causare imponenti migrazioni per ragioni climatiche con inevitabili e inimmaginabili conseguenze sociali e geopolitiche in un mondo che, già nel 2050, conterà circa 9 miliardi di abitanti.

Altri effetti dell’aumento di concentrazione di CO2 in atmosfera e del cambiamento climatico sono:

  • L’acidificazione degli oceani
  • Il riscaldamento dei mari
  • La diminuzione della concentrazione di ossigeno
  • La stratificazione delle acque

questi fenomeni affliggono gli ecosistemi marini con conseguenze sulla pesca e su tutte le attività ad essa connesse. Una possibile conseguenza è la diminuzione della biomassa marina, che è destinata a diminuire del 4,3% nello scenario RCP 2,6 e del 15% nello scenario RCP 8,5 (al 2100 rispetto al periodo 1986-2005).

Le ondate di calore marine sono destinate ad aumentare di intensità (10 volte più intensi nello scenario RCP 8,5) e di frequenza (20 volte più frequenti nello scenario RCP 2,6 e 50 volte più frequenti nello scenario RCP 8,5) nel periodo 2081-2100 rispetto al periodo 1850-1900. Queste ondate di calore impattano negativamente gli organismi marini e sugli ecosistemi che ne sono alla base.

Fenomeni climatici periodici come El Niño e La Niña sono destinati ad aumentare di frequenza, è inoltre probabile che aumenteranno di intensità anche gli eventi climatici estremi ad essi connessi (alternarsi di piogge intense e siccità).

Il fenomeno di circolazione oceanica AMOC verrà decisamente indebolito (seppur non arrestato), e questo porterà ad un aumento di frequenza di tempeste invernali in Europa, ad una riduzione delle piogge nel sud-asia e ad un aumento del livello del mare nel nord-est dell’america.

L’aumento della temperatura media globale cambierà gli habitat che ci hanno sostenuto e sostentato per migliaia di anni. Tutti i popoli hanno costruito le loro tradizioni e il loro stile di vita su specifiche condizioni climatiche. Ma la temperatura media globale è destinata a salire come mostrato di seguito.

IPCC AR5 – Global average surface temperature change

Nello scenario peggiore (RCP 8.5) la temperatura media globale è destinata a crescere di circa 4°C (rispetto i livelli pre-industriali). Alcuni studi autorevoli [3] stimano che un tale incremento di temperatura associato ad un incremento della popolazione mondiale (11,6 miliardi al 2100) possa creare imponenti migrazioni di popoli. Se le popolazioni dovessero migrare in modo da mantenere la propria nicchia climatica il numero di persone coinvolte sarebbe di circa 3,5 miliardi (circa il 30% dell’intera popolazione mondiale). Questo è dovuto al fatto che 3,5 miliardi di persone si troveranno ad abitare in regioni del mondo con temperature medie annue superiori ai 29°C. Oggi queste temperature si verificano sullo 0.8% della superficie delle terre emerse, nel 2070 sarà il 19%. [3] Migrazioni di questa portata saranno sorgenti di instabilità sociali e geopolitiche che potrebbero sfociare in pericolosi conflitti. Tutto questo sarà causato “solo” dal riscaldamento globale.

In Italia alcuni studi [4] hanno mostrato che città come Torino e Milano potrebbero raggiungere temperature massime fino a 8°C più elevate dei valori attuali.

In conclusione stiamo nel bel mezzo di un esperimento di biogeochimica su scala planetaria. La vera domanda non è se il cambiamento climatico porterà a gravi problemi agli ecosistemi ma:

Su quale scala di tempo le forzanti antropiche che stiamo mettendo in gioco saranno tali da compromettere irreversibilmente gli ecosistemi ci sostengono?

Bibliografia

[1] IPCC – SPECIAL REPORT ON THE OCEAN AND CRYOSPHERE IN A CHANGING CLIMATE

[2] Nature – New elevation data triple estimates of global vulnerability to sea-level rise and coastal flooding

[3] PNAS – Future of the human climate niche

[4] Bucchignani et al. (2015) High-Resolution climate simulations with COSMO-CLM over Italy, Int J. Climatol.

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