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Limite 8 – Rilascio di sostanze inquinanti

Tra il 1930 e il 2000 le attività antropiche hanno creato e immesso in ambiente circa 80 mila nuove sostanze chimiche, alcune delle quali inquinanti [1]. Ma cosa significa di preciso che una sostanza è inquinante? Le sostanze inquinanti hanno tre caratteristiche distintive: Persistenza, Bioaccumulabilità e Tossicità.

  • Persistenza, ovvero la capacità di persistere per tempi anche molto lunghi in uno o più comparti ambientali (es.: acqua, suolo, aria, sedimenti) [2]
  • Bioaccumulabilità, ovvero la capacità di permanere e di accumularsi negli organismi viventi una volta assunte [2]
  • Tossicità, ovvero la capacità di sviluppare effetti nocivi a specifici organi “bersaglio” se assunte in certe dosi [2]

L’uso delle sostanze chimiche aventi queste caratteristiche deve essere attuato seguento il Regolamento (CE) n. 1907/2006, “Regolamento REACH” (Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of CHemicals).

Le sostanze inquinanti identificate come “estremamente preoccupanti” sono:

  • Sostanze Cancerogene, Mutagene e tossiche per la Riproduzione (CMR)
  • Sostanze identificate come Interferenti Endocrini (IE)
  • Sostanze Persistenti, Bioaccumulabili e Tossiche (PBT) e molto Persistenti e molto Bioaccumulabili (vPvB)

A seguito della crescita delle attività produttive e di un modello economico lineare, le attività antropiche stanno producendo ogni anno grandi quantità di prodotti di scarto (rifiuti). Questi prodotti vengono immessi in ambiente in forma solida, liquida o gassosa.

  • I rifiuti plastici che non vengono riciclati sono tipici esempi di prodotti di scarto allo stato solido
  • I reflui zootecnici, se non gestiti in modo adeguato, rappresentano un esempio di inquinante liquido
  • Gli ossidi di azoto contenuti nei gas di scarico dei motori a combustione interna o delle caldaie domestiche sono un esempio di inquinanti gassosi

Quasi ogni attività produttiva genera un bene/prodotto che si trasforma in rifiuto al termine della sua vita utile. Per gran parte della nostra storia evolutiva di homo sapiens abbiamo prodotto rifiuti organici che i microorganismi decompositori sono sempre stati in grado di biodegradare in tempi brevi. Negli ultimi 200 anni invece, grazie ai potentissimi mezzi che ci ha dato la rivoluzione industriale, abbiamo cominciato a produrre materiali che i microrganismi non sono più in grado di decomporre allo stesso modo.

La materia organica viene degradata da organismi (di solito batteri e funghi) che decompongono la sostanza organica in prodotti inorganici che vengono poi utilizzati dalle piante o da altri essere viventi. Al contrario, una sostanza persistente ha la proprietà di permanere per tempi molto lunghi in ambiente senza poter essere degradata in composti chimici di base.

Alcuni recenti studi hanno analizzato lo stato di materie plastiche persistenti rimaste per almeno due decenni a profondità di circa 4000 m sotto il livello del mare. L’attività microbica non è stata capace di deteriorare il polimero del materiale plastico dopo ben due decenni di permanenza nelle acque profonde. Materiali persistenti possono però degradarsi meccanicamente più o meno facilmente a seconda delle condizioni a cui sono sottoposti (irraggimento solare, stress meccanici, stress chimici, etc…) [3] Le plastiche ad esempio si degradano meccanicamente fino a dimensioni micrometriche o nanometriche, si parla quindi di microplastiche e nanoplastiche.

Non è tuttavia solo importante la persistenza delle sostanze, ma anche la loro bio-accumulabilità ed eventuale tossicità per fauna che ne entra in contatto e per tutti i livelli trofici successivi. L’esempio più evidente è la plastica nei mari che viene ingerita sotto forma di microplastiche dai pesci che ed entra qindi nella catena alimentare al termine della quale spesso c’è l’uomo.

Un altra categoria di sostanze preoccupanti è quella degli interferenti endocrini. Sono esempi di interferenti endocrini i policiclobifenili, bisfenolo A, octifenolo, nonifenolo, etc… [4] Gli interferenti endocrini sono ancora oggetto di molti studi e ricerche in campo medico, tuttavia sappiamo che possono agire in tre modi diversi nel nostro organismo:

  • Agonisti degli ormoni che favoriscono una iperstimolazione ormonale
  • Antagonisti degli ormoni che, al contrario, inibiscono la funzione ormonale
  • Modificatori del metabolismo che causano problemi di obesità, a sua volta fattore di rischio per l’incorrenza di tumori o patologie cardiovascolari

Ricerche condotte sugli animali hanno permesso di identificare una correlazione tra l’assunzione di interferenti endocrini e anomalie dello sviluppo cerebrale, disordini di sviluppo del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario. [4]

L’aumento costante della concentrazione di sostanze inquinanti persistenti e biaccumulabili o di interferenti endocrini è dovuto a processi di origine antropica tra cui:

  • Lavaggio di fibre tessili sintetiche che rilasciano micro-fibre plastiche nelle acque reflue [5]
  • Produzione di cosmesi con microsfere di plastica che si ritrovano poi nelle acque reflue
  • Rilascio di materiali plastici nei mari da parte dei pescherecci nonostante vi sia un accordo internazionale che lo vieta
  • Rilascio di materiali plastici di qualsiasi tipo negli oceani. Alcuni studi [6] hanno permesso di quantificare in 1,15-2,41 milioni di tonnellate la massa di plastica che ogni anno finisce negli oceani trasportata dai fiumi. I 20 fiumi più inquinati (principalmente situati in Asia) trasportano in mare i 2/3 di tutta la plastica.

Gli inquinanti gassosi e il particolato che vengono emessi dai sistemi a combustione come le caldaie domestiche e i motori endotermici sono anch’essi fattori di rischio di patologie delle vie respiratorie.

La WHO (World Health Organization) stima 4,6 milioni di morti ogni anno attribuibili al solo inquinamento dell’aria, gli effetti dell’inquinamento delle acque sono tutt’ora difficili da quantificare.

Proseguendo con l’attuale modello di sviluppo e di consumo questi numeri sono destinati ad aumentare riducendonon solo l’aspettativa di vita ma anche la qualità della vita.

In conclusione stiamo nel bel mezzo di un esperimento su scala planetaria. La vera domanda non è se l’inquinamento e il rilascio di sostanze pericolose porterà gravi problemi agli ecosistemi ma:

Su quale scala di tempo le forzanti antropiche che stiamo mettendo in gioco saranno tali da compromettere irreversibilmente gli ecosistemi ci sostengono?

Bibliografia

[1] Le 80mila nuove sostanze chimiche immesse nell’ambiente e l’inquinamento delle nostre case

[2] Ministero dell’ambiente – SOSTANZE CHIMICHE – AMBIENTE E SALUTE

[3] Nature – Persistence of plastic debris and its colonization by bacterial communities after two decades on the abyssal seafloor

[4] Interferenti endocrini

[5] Emissions of microplastic fibers from microfiber fleece during domestic washing

[6] Nature – River plastic emissions to the world’s oceans

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